Tiberio Carafa


Fu Tiberio Carafa, principe di Belvedere, e non di Bisignano, come per errore talvolta si disse, a fondare Diamante, trasformando quello che era solo un casale in un vero e proprio borgo rurale. Scrive, infatti,il Chimez, nel 1700: " don Tiberio Carafa, principe di Bisignano,( che nel 1622 ebbe Belvedere col Diamante), vi avesse chiamato e allettati parecchi contadini per coltivarlo,facendovi fabbricare varie casupole,per ivi fermarsi.Cosi' sorse la colonia agricola di Diamante."

Tiberio Carafa, marchese di Anzi e di Trivigno,nacque nel 1595. Nel 1608 sposo' Giulia Orsini,figlia di Felicia Sanseverino,sesta principessa di Bisignano, morta nel 1609,forse avvelenata. E fu proprio in virtu' di queste nozze che Tiberio divenne,nel 1622,con decreto regio, il primo principe di Belvedere,feudo dei Sanseverino con annesso il casale del Diamante, a seguito di una lunga, quanto dolorosa, causa legale intentata da Luigi Sanseverino, del ramo collaterale dei Conti di Saponara, che del feudo di Bisignano eredito' la restante parte e il titolo di principe.Nel 1620 Tiberio aveva sposato, in seconde nozze, donna Maria Ruffo, principessa di Scilla, vedova, e morta, poichè la storia spesso si ripete, dopo solo otto mesi di matrimonio.Gli aveva portato in dote 100.000 ducati, somma che aggravo' il dissesto del suo patrimonio,ma che servi', probabilmente, a Tiberio,nello stesso anno in cui perse la sposa sebbene non il suo danaro, ad acquistare, per 50 ducati, la città di Nocera e a costruirvi in essa un sontuoso palazzo con retrostante giardino,i cui spettacolari giochi d'acqua erano alimentati dal fiume Dei Corvi che vi scorreva in basso. Fu per analogia che anche il fiume Diamante mutò,da allora, il suo nome in Corvino per volonta' dello stesso Tiberio? La Storia racconta solo che, anche in Diamante, il principe fece innalzare un palazzo,nel quale soggiornava raramente e sempre per brevi periodi,vicino alla chiesetta di S.Nicola,edificata dai Sanseverino, e, in seguito, una cinta muraria fortificata, perchè, come egli stesso scrive,nell'aprile del 1640, alla Regia Camera Sommaria di Napoli, paventava una possibile invasione di Belvedere e delle terre adiacenti da parte di pirati, provenienti dal mare e aggiungeva:".. et sono di parere..che si facci quanto prima detto Bastione,et in posto,che possa l'istesso difendere molta marina,et quello avrebbe da essere non molto alto perchè li due pezzi di artiglieria che vi si ponessero,potessero radere l'acqua,et nocere bene ai vascelli inimici".

Fu così che , appena due mesi dopo,l'ingegnere Orazio Grisolfo,che aveva completato da poco la costruzione della Torre del Fumarolo ad Aieta, venne incaricato,insiema a Paolo Picella, dalla Regia Camera di Napoli,di valutare i danni del terremoto del 1638 alle Torri del Tirone e Santa Liberata(ricadenti nel territorio di Belvedere) e di iniziare una nuova fabbrica nel fiume di Diamante.Essa aveva quattro torri, collegate da mura merlate e munite di artiglieria: la prima, a strapiombo sul fiume, guardava verso Cirella; la seconda, di cui resta il basamento, di fronte all'isolotto;la terza sulla Punta e la quarta , oggi interrata,di fronte al molo.Dell'intera fortezza tuttora restano sul territorio solo le scarse, e abbandonate, vestigia delle sue mura.

stemma Carafa
Diamante:resti di cinta muraria


Tiberio mori', senza eredi,a Napoli, nel 1654 e del feudo del Belvedere, con il Diamante,si impadronì, insieme al titolo di principe,il nipote, don Francesco Carafa.Sulla sua vita ombre e sospetti;di sicuro piu' che da un senso di giustizia, le sue azioni furono mosse da sete e ambizione di potere.

Sposato due volte, con due principesse, ma una sola, Giulia, la prima, non per diritto maritale bensi' per una successione a lungo contrastata. Entrambe vedove. Entrambe decedute a un anno dalle nozze. Entrambe gli procurano possessi di territori : Maria,dopo la sua scomparsa, grazie all'acquisto di Nocera, con il danaro della sua dote; Giulia, anche lei dopo la sua morte, il feudo del Belvedere con il casale del Diamante, probabilmente per compensazione, avendo rinunciato, ma non senza ricorrere a tribunali e sentenze,al ben piu' vasto feudo di Bisignano. Aperto alle novità, o forse alle stranezze, e forse solo per disperazione, si affido' "avendo Havuta un'infermità gravissima,debile e attra bile,con febre grande,lasciando l'opinione de' medici..."alle cure di un alchimista siciliano, Girolamo Chiaromonte, che per questo, nel 1633, gli dedico' , insieme a Lorenzo dei Medici,il Compendio del suo elixir vitae prodotto in polvere cinerita e belzuar minerale cavato dal detto elixir. Guarito miracolosamente,divenne consumatore abituale, a detta dello stesso Chiaromonte,della polvere citrina come rimedio preventivo e conservativo.
Se, dunque, Tiberio non disdegnava il ricorso alle pratiche considerate "eretiche"dalla medicina tradizionale, e dalla Chiesa, non fece, pero', in almeno un'occasione,far mancare a quest'ultima il suo appoggio.Fu quando, in Diamante, il suo bargello, capo delle guardie carcerarie,causo' la sconsacrazione, da parte del vescovo, della chiesetta di S.Nicola, poichè vi compiva atti impuri con le donne del contado.Il principe ,quando costui oso' reagire con violenza nei confronti del prelato,lo destitui' e dono' al vescovo,per risarcirlo, una somma considerevole , la quale si aggiunse ai trentasette ducati annui, che lo stesso principe,come dimostra un atto notarile del 1645,gia' assegnava al curato della parrocchia di S.Nicola.
Apparentemente,dunque, giustiziere di arroganze e prepotenze,anche nobiliari, o forse solo avido per furbizia calcolata volendo popolare i suoi campi,nel 1648, Tiberio accolse, offrendo loro rifugio, i contadini-rivoltosi di Buonvicino che tentavano di sfuggire alla condanna per l'omicidio dell'odiato tirrano, il feudatario Giovanni Battista De Paula. E arrivo' persino a deviare il corso del fiume, che limitava il territorio di Diamante dal territorio di Cirella, per includere nel suo feudo alcuni coloni di Maierà, anch'essi stanchi delle vessazioni tributarie e dei soprusi della loro principessa,Caterina Manriquez di Marano, padrona di Cirella e di Maierà.La causa che ne segui' si risolse solo nel Luglio del 1652, quando il tribunale di Napoli, a cui Caterina si era rivolta, impose al Carafa di riportare il Corvino nel suo corso originario.
Deciso, dunque, e autorevole,nell'amministrare le sue proprietà, tanto faticosamente conquistate, entrato in possesso del castello di Belvedere, come si è detto,nel 1622,fece distruggere, a colpi di scalpello, solo le parole con le quali, in una iscrizione in lettere latine,veniva ricordato che, nel 1490,l'imponente edificio fosse stato "reso adeguato a fronteggiare le nuove tecniche di assalto e i mezzi di attacco col fuoco" , da re Ferdinando d'Aragona,"a spese pero'(come si legge in un manoscritto del 1631 di Giuseppe Petrellis) de' cittadini".

Ed è cosi' che il mito accattivante del principe-amico dei contadini, e delle loro ragioni, si infrange contro la durezza, e la Verita', della Storia.

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